giovedì 23 aprile 2009

0% RAZZISTI, 100% IDENTITARI

Non sopporteremo più le accuse di razzismo che ci vengono rivolte.
Il razzismo ci è estraneo e non potrebbe essere altrimenti perché siamo animati da una visione Romana e Cattolica dell’esistenza e perciò profondamente universale.
Dirò di più. Solo noi, gli ultimi reali patrioti rimasti, abbiamo la sensibilità di percepire il dramma delle popolazioni migranti che lasciando la loro terra, abbandonano il luogo dove vengono tramandate e realizzate le proprie tradizioni, spazio che lega spontaneamente le generazioni. Si potrebbe dire che la tradizione sta al tempo come la terra sta allo spazio, perciò ogni popolo ha il diritto e il dovere di salvaguardare e rispettare la terra che abita in una profonda coesione tra sangue e suolo.
Per questi motivi noi ci opponiamo ad un processo assassino di popoli, che da un lato prevede migrazioni di massa e dall’altro la dissoluzione dei legami comunitari in nome di un individualismo cosmopolita.
Solidali con i nostri fratelli di qualunque etnia essi siano, feroci e intransigenti contro il fenomeno dell’immigrazione selvaggia, lanciamo il nostro motto: PATRIOTI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI!

mercoledì 22 aprile 2009

martedì 21 aprile 2009

21 APRILE:IL NATALE DI ROMA

Il mito è la forma umana per esprimere una realtà metafisica che altrimenti il nostro linguaggio non sarebbe in grado di comunicare. Con Roma il Mito si fa “forza formatrice della realtà e si palesa in gesta, avvenimenti ed anche istituzioni le quali per tale via assumono un significato simbolico” (J.Evola).
Il valore simbolico di Roma -e della sua origine- consiste nell’essere il tentativo di restaurare l’Unità delle origini, attraverso una spiritualità virile e dominatrice che sa arrestare il processo di decadenza spirituale che caratterizzava l’umanità.
Roma è il luogo fatidico, raggiante di luce, espressione sensibile del Centro, dell’ORIGINE, da cui derivano tutte le cose. E’ il luogo dove le tendenze contrarie si armonizzano, neutralizzandosi in un perfetto equilibrio. Compito di Roma è quello di ristabilire l’ORDINE (cosmos) in un mondo in preda al disordine (caos).
Tramontati gli antichi imperi mesopotamici, il regno egiziano, quello persiano e terminata la breve ed esaltante epopea di Alessandro Magno, il mondo era privo di un centro sacrale e militare irradiante i valori di Ordine, Eroismo, Virilità, Volontà, Gerarchia, Aristocrazia e Impero. In quest’opera di riordinamento gerarchico dell’esistenza, sono state vinte, dalle- legioni romane, le popolazioni latine, etrusche, cartaginesi, galliche, greche e semitiche.
Roma ha riportato la luce di una spiritualità virile, essa “non avrebbe potuto assurgere a tanta potenza se non avesse avuto, in qualche modo, origine divina, tale da offrire agli occhi degli uomini, qualcosa di grande e di inesplicabile” (Plutarco).
L’origine divina dell’Urbe è testimoniata dal mito di Romolo e Remo. Virgilio individua in Enea il progenitore dei Romani. Enea sfuggito all’incendio di Troia approda, dopo sette anni di navigazione, sulle coste del Lazio, dove sposa Lavinia la figlia del Re Latino. Dopo la morte di Enea, il figlio Ascanio fonda sui Colli Albani una nuova città, Alba Longa, dove regneranno 19 suoi discendenti. L’ultimo di questi, Numitore, viene spodestato dal fratello Amulio, che, per assicurare ai suoi discendenti il trono, costrinse l’unica figlia di Numitore, Rea Silvia, a farsi sacerdotessa di Vesta. Rea Silvia viene scelta da Marte per continuare la stirpe d’Enea, da cui sarebbe stata fondata la CITTA’ ETERNA. Dall’unione del Dio e della giovane vergine nascono Romolo e Remo. La nascita non passa inosservata al perfido Amulio che strappa i due gemelli al seno materno, ordinando di buttarli nel Tevere e di far murare viva Rea Silvia. La nutrice a cui i piccoli sono affidati non se la sente di ucciderli, e li deposita in una cesta che abbandona alla acque del Tevere e al volere degli Dèi. La cesta viene trasportata a riva dalla corrente, i due gemelli trovano rifugio presso l’albero di fico “Ruminal”(1) e vengono svezzati da una lupa, per poi essere cresciuti da una coppia di pastori (Faustolo e Acca Larenzia). Una volta adulti Romolo e Remo, venuti a conoscenza delle loro origini si pongono alla guida di un esercito, uccidono Amulio e i suoi seguaci e reìnsediano Numitore, che per riconoscenza concede loro di fondare una città. Per stabilire quali dei due fratelli dovesse tracciare il solco sacro e dare il nome alla città, i due gemelli consultano il volo degli uccelli: Remo dal colle Aventino vede sei avvoltoi, Romolo dal Palatino ne vede dodici. Aggiogando due buoi bianchi(2) viene tracciato il perimetro di Roma, vengono fatti sacrifici agli Dèi e viene acceso un fuoco sacro. Remo sorpreso a saltare per scherno il solco sacro, viene ucciso da Romolo. Era il 21 aprile 753 a.C., NATALE di Roma.
II Mito di Romolo e Remo testimonia l’origine sacra di Roma e Indoeuropea dei romani, restauratori del sacro ordine della Tradizione. Roma nasce sotto il segno del Dio guerriero Marte, e tale paternità sigilla il carattere guerriero e marziale della romanità. L’unione di Marte, espressione dell’aspetto maschile fecondatore dell’esistenza, e di una vergine vestale, espressione dell’aspetto femminile generativo dell’esistenza, testimonia il ritrovato equilibrio fra i due poli opposti ma complementari -maschile e femminile- e l’inizio di un nuovo ordine che avrà come fondatore un eroe divino: Romolo. La nascita di un eroe divino dall’unione fra un Dio e una mortale è un mito ricorrente nei popoli indoeuropei: Zeus e Latona generano Apollo, Zeus e Alcmene generano Eracle, etc. L’abbandono dei due gemelli(3) alle acque e la loro sopravvivenza ripropongono il simbolo dei “Salvati dalle acque”. Ciò rappresenta il superamento del flusso del divenire che travolge e affoga gli uomini deboli, ma che è indifferente a colui che supera la propria natura mortale. Egli è l’EROE, il messaggero della Tradizione, che ha il compito di ristabilire l’Ordine Divino nel mondo.I! fico “Ruminal” presso il quale i gemelli trovano rifugio simboleggia “l’albero del Mondo”, espressione della vita universale da cui traggono nutrimento Dèi ed Eroi (Odino, Eracle, Gilgamesh). Il Lupo rappresenta la forza primordiale e selvaggia della natura ma anche la semplicità, l’asprezza, la forza virile dei conquistatori: è la potenza che rigenera il mondo.I due gemelli rappresentano la lotta fra il principio ordinatore – Romolo - e il caos - Remo.(4) Gli Dèi attraverso il volo dei 12 avvoltoi testimoniano la designazione di Romolo quale fondatore di Roma. Il volo degli uccelli rappresenta la lingua dell’umanità primordiale, la voce degli Dèi. Inoltre il numero 12 è significativo, perchè ricorrente in vari Centri che hanno incarnato e diffuso la Tradizione solare: 12 adityva solari della tradizione Indù, le 12 tappe del cammino del Dio-eroe Gilgamesh, le 12 fatiche di Eracle, i 12 discepoli di Lao-Tze, i 12 Dèi dell’Olimpo greco, le 12 verghe del fascio littorio, i 12 cavalieri della Tavola rotonda, i 12 apostoli, etc. La ritualità seguita da Romolo nel tracciare i confini dell’Orbe, i sacrifici offerti agli Dei indicano il rispetto che il Romano nutriva per le leggi che regolano l’universo. Remo prendendosi gioco del solco sacro sfida presuntuosamente la divinità e ritiene di poter superare i limiti e le facoltà che sono proprie di un comune mortale. Romolo espressione del principio olimpico si oppone alla prevaricazione titanica di Remo, e uccidendo quest’ultimo garantisce il rispetto dell’Ordine.
NOTE
1: Questo nome rimanda all’idea di nutrire: l’attributo di Ruminus riferito a Giove, nell’antica lingua latina designava la Sua qualità di “nutritore”.2: “II duce (Romolo) … comincia a tracciare il solco rituale, badando che all’interno, dalla parte della città, sia la vacca, immagine della fertilità e fuori, dalla parte della campagna, il bue, emblema della forza”. Da “La razza di Roma” di M. Scaligero, pag. 81.3: Il tema dei Gemelli o dei Fratelli si ritrova in numerose tradizioni, come ad esempio in quella egiziana o in quella ebraico-cristiana. E’ il tema di un unico principio dal quale si differenzia una antitesi raffigurata dall’antagonismo tra i due. Uno incarna la potenza luminosa del Sole, l’altro il principio oscuro. In riferimento a Romolo e Remo, il primo è colui il quale traccia il solco e stabilisce così un Limite, l’Autorità, la Legge. II secondo è colui che tale Limite oltraggia, e per questo viene ucciso.4: “Remo, il quale sta a simboleggiare l’elemento antigerarchico, proprio al periodo decadente del matriarcato, vìola la intangibilità del solco e Romolo lo punisce. Ciò vuole significare la inviolabilità di ciò che è ritualmente consacrato e l’affermazione del nascente spirito guerriero olimpico, antiegualitario, sul vecchio spirito orgiastico, comunistico, anarcoide: è il primo atto di giustizia inesorabile, di senso di subordinazione assoluta ad un ideale superiore di cui da quel momento la Civitas sarà la manifestazione vivente”. Da “La razza di Roma” di M. Scaligero, pag. 78.

Tratto da www.azionetradizionale.com

giovedì 9 aprile 2009

lunedì 16 marzo 2009

sabato 14 marzo 2009

martedì 10 marzo 2009

lunedì 19 gennaio 2009

ATTENZIONE EDIFICIO A RISCHIO

CASSINI

CASAREGIS

FIRPO

KING

GOBETTI

ROSSELLI

LANFRANCONI

sabato 10 gennaio 2009

DECRESCITA FELICE

La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio.

Maurizio Pallante

martedì 30 dicembre 2008

DISTACCO

Il mondo che ci circonda tende a far emergere il lato più basso e volgare di noi. Come sosteneva Ortega y Gasset già nel lontano 1930 “il fattore caratteristico del momento è che l’anima volgare, riconoscendosi volgare, ha l’audacia d’affermare il diritto alla volgarità e lo impone dovunque”. Parole di una sconcertante attualità. Invece di rinvigorire la nostra volontà, il nostro “sovrano interiore”, la realtà che ci circonda stimola in noi inutili bisogni, sciocchi capricci, avidità ed egoismi. Siamo sommersi da pubblicità martellanti che propongono modelli di vita malati.
L’uomo non ricerca più il proprio miglioramento morale e spirituale, ma è ossessionato dal benessere dal comfort e dalla propria posizione economica.
Noi proprio da questa situazione di decadenza, dal nostro rigetto dobbiamo trovare la forza di lavorare su noi stessi ed esercitare le nostre virtù, nel dono disinteressato, nel sacrificio silenzioso, nell’amore per il prossimo.
La prima libertà che dobbiamo raggiungere è la libertà dal nostro ego, e da tutti quei bisogni che questo sistema capitalista ci induce solo per alimentare il mercato. Si perché l’occidente ha adottato il denaro come dio e reso il profitto lo scopo ultimo della vita.
Quindi se siamo immersi in un mondo in cancrena e circondati da esempi negativi, il nostro compito è di ricollegarci spiritualmente a quella tradizione che unisce i nostri Avi, noi e i nostri Discendenti, aspettando l’ inesorabile fine del mondo moderno.Nell’ attesa che questo avvenga i nostri sforzi siano rivolti alla costruzione di una comunità alternativa, libera, organica, virile, sana e forte centrata su di un unico principio spirituale, pronta a riprendere in mano le redini della storia e di ricostruire una Civiltà.

PER UNA VISIONE COMUNITARIA

Il liberalesimo fonda il suo principio nell’individualismo: l’uomo è visto come un ente concepito in sé e per sè dotato di autosufficienza sociale ed esistenziale.
I rapporti che uniscono gli uomini in una società liberale sono quindi rapporti di interesse e la morale che li circonda è pura convenzione ed esteriore adesione ad uno schema di comportamento del tutto inautentico;
tutti devono essere politicamente corretti e “democratici” conformi a una morale buonista che cura più l’apparire che l’essere.
Ogni etica superiore che nelle società tradizionali regolava il comportamento individuale e comunitario, è stata spazzata via dall’avvento del liberalesimo. La società, non avendo punti di riferimento metafisici che la trascendono, è da allora intesa come un contratto di reciproche convenienze.
Solo da questo substrato culturale avrebbe potuto nascere il capitalismo.
Noi proponiamo una visone comunitaria e organica dell’esistenza.
Comunitaria perché l’uomo è naturalmente legato da vincoli indissolubili con la sua comunità di origine; legami prima di tutto di amore e di solidarietà; legami che nascono dall’appartenere a una stessa stirpe e ad una stessa comunità di destino, dall’amore per la propria Terra.
Comunitaria perché tutti devono concorrere secondo le proprie capacità, al bene comune e alla grandezza della Patria.
Ma una comunità non può che essere organica affinché garantisca l’unità degli intenti nella diversità dei ruoli. In questo modo la comunità diventa qualcosa di superiore che la semplice somma degli individui. Partendo da questi presupposti, il lavoro non viene più inteso solo come mezzo per guadagnarsi il pane quotidiano, ma come sforzo cooperativo teso al soddisfacimento dei bisogni comunitari. Una tale visione del lavoro non può tollerare che esistano guadagni provenienti da speculazioni finanziarie nè che la proprietà dei mezzi di produzione sia svincolata dal lavoro.

giovedì 25 dicembre 2008

venerdì 12 dicembre 2008

Sotto le insegne dell’Arcangelo Michele


Sotto le insegne dell’Arcangelo Michele noi combattiamo la Buona battaglia, la battaglia degli uomini ancora in piedi che osano schierarsi apertamente contro il mondo moderno e il suo signore - quello che una volta era l’angelo di luce - che con insuperata scaltrezza attua un piano rigoroso, subdolo, efficacissimo per la distruzione dell’umanità.Trova, il signore delle tenebre, alleati potenti e micidiali: sulle labbra parole seducenti e ingannevolmente miti, parole burrose e perennemente accomodanti.Indicano costoro la via larga, quella intrapresa dai più, quella universalmente riconosciuta come vera, quella percorrendo la quale si incontreranno stima e consensi.
L’opera sistematica di annientamento delle coscienze segue con una regolarità sorprendente tappe precise e scansioni puntualissime.Esordisce col privare la persona di ogni valore di riferimento.E’ una privazione mascherata da liberazione, il suadente affrancarsi da “vincoli e oppressioni”: nessun principio più, nessuna religione cui aderire, nessun progetto personale cui votarsi se non quello del bel lavoro e del molto denaro.Impazzito l’ago della bussola, ogni direzione è percorribile, ogni deviazione è consentita, ogni via è giusta.Cancellata o sfigurata la verità, la dirittura morale non è più il bastone che aiuta nel cammino, ma il fardello che appesantisce la via e limita la propria LIBERTA’.Questa assurge a dea, diventa irrinunciabile diritto, si rivela grimaldello delle coscienze, le cui porte, ora, sono finalmente spalancate: voglia o capriccio che sia tutto diventa lecito….IO al posto di DIO e tutte le esperienze sono legittime, tutte le scelte rispettabili, tutti i desideri realizzabili.L’inventore e maestro d’inganni che ci supera in malizia e scaltrezza, non punta a cancellare totalmente l’Altissimo nel cuore e nell’intelligenza dell’uomo, ma a sostituirLo: fioriscono i maghi a far le veci dei sacerdoti, le sette in sostituzione della Chiesa, la droga al posto dell’esperienza mistica.Si confondono in un magma opaco e livellatore fede ed ateismo, immanenza e trascendenza, normalità e devianza, due termini, quest’ultimi, che, non a caso, sono ormai impronunciabili.Eliminata ogni certezza, abolita ogni verità, il dragone maledetto compie il secondo venefico passo:declassa la fede ad opinione.La via e la verità che Cristo indicò riassunte ed incarnate nella Sua persona, si disperdono in infinite possibilità, tutte percorribili; Cristo è solo una delle tante possibilità (e forse la meno allettante) nel gran bazaar della spiritualità inaugurato dalla new age.L’opera di sfiancamento in questa fase è a buon punto: basta procedere allo sradicamento di ogni vincolo, di ogni legame che fa dell’uomo una persona e non solo un individuo.Entrano in scena da protagonisti, internazionalismo e mondialismo: svilito Dio, è il turno della patria.L’uomo senza certezze, l’uomo senza idee e dalle mille opinioni diventa cittadino del mondo: non ama la sua di terra, ma, mistero buffo, dichiara di amarle tutte… quelle degli altri!Ma è già tempo per la battaglia finale!La strage degli innocenti viene sancita per legge e perpetrata col bisturi e l’anestesia: il dolore della madre è vinto, quello del bambino è muto.L’aborto che distrugge milioni di vite nude e senz’armi annichilisce, col figlio, anche la madre.Privata (e l’assenza è oggi sia fisica che morale) della sua colonna portante, il matrimonio (la cui radice è appunto, mater) è minato alla base.Satana qui ripete il suo gioco vincente: non distrugge la famiglia, la perverte!Muore l’unione sacra voluta da Dio e a lei si sostituiscono le ‘famiglie’aperte, quelle allargate e quelle omosessuali.L’attacco al legame più intimo ed essenziale nella vita di chiunque sancisce la vittoria quasi definitiva del tentatore.Quasi definitiva, perché alla fine sarà l’Arcangelo Michele a schiacciare il serpente antico.Noi non abbiamo temuto di schierarci!Per grazia e per natura, siamo di quello: fedeli legionari; di questo: implacabili nemici.

mercoledì 19 novembre 2008

NO ALLE UNIVERSITA'-FONDAZIONE





Lotta Studentesca continua la sua contestazione alla legge 133 e questa volta lo fa affiggendo striscioni presso la facoltà genovese di Ingegneria . Il governo, permettendo la possibilità alle università di trasformarsi in fondazioni private, sta cedendo parte della sua sovranità anche su di un campo fondamentale come quello della pubblica istruzione. Per questo Lotta Studentesca invita gli studenti genovesi a continuare a battersi contro il prevalere di interessi privatistici nella scuola pubblica e contro l’aziendalizzazione di ogni aspetto della vita sociale.

giovedì 13 novembre 2008